(1998)

Gianfranco Campana (Gibell)

clicca per ingrandire:



link profilo Facebook

Link instagram

 

note bio-critiche:

Gianfranco Campana
Designer, Pubblicitario, Artista

IMMAGINI LEGATE AD UN PENSIERO ACUMINATO, PROFONDO.

Vuole essere chiamato Gibell, un nom de piume, che noi rispettiamo e che anzi possiamo ben far corrispondere alla poliedricità del suo fare artistico.

È di origine trentina, ma viene dal Brasile, ha portato con sé la complessità di un intreccio di linguaggi e di culture, che ha trovato non ha caso la propria forma espressiva, la sintesi di un impasto di elementi di fronte ai quali la pittura tradizionale non poteva fare altro che arrendersi.

Ma non basta, perché anche grazie ad altre tecniche basate sull'intaglio dei materiali più diversi, egli riesce a farci entrare in una sorte di magico labirinto, dominato dalla potenza della luce, dei colori, dei suoi disvelamenti e nella realtà quantistica.

Anche l'incursione convinta e partecipe nell’universo e la sua realtà è motivata dal desiderio di rappresentare l'uno e il molteplice, il dritto e il rovescio delle cose, delle immagini, sollecitando il nostro sguardo a muoversi da sinistra a destra oppure vicino e distante o viceversa per cogliere non tanto e non solo le sfumature della visione, ma la vera e propria ricomposizione, legata alla capacità di costruzione fantastica del nostro sguardo.

Gibell non scherza, vuol farci entrare in un paesaggio di appassionate intimità e di sconvolgenti dimensioni universali, legate al tempo che viviamo e alle sue infinite domande come alle sue soffocanti pressioni di omologazione identitaria.

L'arte di Gibell non consola, ma provoca il pensiero profondo, acuminato, che pretende collaborazione e risposta, attiva, coinvolgente, quotidiana.


Gianfranco Campana (Gibell)

(1998)


tocca per ingrandire


link profilo Facebook

Link instagram



note bio-critiche:


Gianfranco Campana

Designer, Pubblicitario, Artista

IMMAGINI LEGATE AD UN PENSIERO ACUMINATO, PROFONDO.

Vuole essere chiamato Gibell, un nom de piume, che noi rispettiamo e che anzi possiamo ben far corrispondere alla poliedricità del suo fare artistico.

È di origine trentina, ma viene dal Brasile, ha portato con sé la complessità di un intreccio di linguaggi e di culture, che ha trovato non ha caso la propria forma espressiva, la sintesi di un impasto di elementi di fronte ai quali la pittura tradizionale non poteva fare altro che arrendersi.

Ma non basta, perché anche grazie ad altre tecniche basate sull'intaglio dei materiali più diversi, egli riesce a farci entrare in una sorte di magico labirinto, dominato dalla potenza della luce, dei colori, dei suoi disvelamenti e nella realtà quantistica.

Anche l'incursione convinta e partecipe nell’universo e la sua realtà è motivata dal desiderio di rappresentare l'uno e il molteplice, il dritto e il rovescio delle cose, delle immagini, sollecitando il nostro sguardo a muoversi da sinistra a destra oppure vicino e distante o viceversa per cogliere non tanto e non solo le sfumature della visione, ma la vera e propria ricomposizione, legata alla capacità di costruzione fantastica del nostro sguardo.

Gibell non scherza, vuol farci entrare in un paesaggio di appassionate intimità e di sconvolgenti dimensioni universali, legate al tempo che viviamo e alle sue infinite domande come alle sue soffocanti pressioni di omologazione identitaria.

L'arte di Gibell non consola, ma provoca il pensiero profondo, acuminato, che pretende collaborazione e risposta, attiva, coinvolgente, quotidiana